Difficile per un’artista intervenire pubblicamente. Come cittadina prendere parte alla vita del proprio Paese è necessario, ma ha il valore di una voce e non può attribuirsi un’autorevolezza maggiore di altri.
Altro sono la visione dell’artista, le parole che sceglie, le immagini che evoca per raccontare un “fatto”, che però come sottoposto a una forza centrifuga viene rapidamente espulso: il vocabolario del dibattito pubblico è limitato, come uno spartito senza estensioni. Devi entrare in quel tempo, in quel ritmo e questo non permette all’artista di mostrare di quel fatto, di quella tragedia, di quell’ingiustizia l’“Ombra”. Ciò che non si vede, ma è l’essenza della cosa.
Per far diventare vero quel “fatto” – una guerra, un’ingiustizia, un’ingiusta esclusione –, per farne esperienza negli spettatori ci vogliono parole diverse, ci vuole il tempo che permetta la riflessione.
Nel nostro tempo quello che conta è la rapidità, la concisione, l’effetto, non più la rivelazione della cosa, della quale si perde addirittura l’origine. L’artista per sua natura e mestiere mantiene in vita il “senso” della cosa, lavora intorno a quello. È questo che dà spessore e profondità ai fatti.
Le immagini ci scuotono per pochi attimi, ferite improvvise subito sanate, da un jingle pubblicitario o da una dialettica aggressiva. Resta negli spettatori una serie di piccole cicatrici e per difesa il tessuto emotivo si fa spesso fibroso. Cresce così l’indifferenza a tutto.
Il guasto? È che diventiamo tutti analfabeti emotivi.
Medea uccide i figli, ma non lo fa in scena. Non mostra l’orrore, non si vede. Ma quello strazio immaginato ferisce gli spettatori fino a farli restare ammutoliti. Il sipario si dovrebbe chiudere nel silenzio. Tutto questo è materiale emotivo creato dalle parole degli artisti. Questa è la nostra funzione. Ma non è la Tv o il dibattito pubblico il nostro “luogo”. Il nostro luogo è il teatro, il cinema, sono i racconti. Solo lì si tiene in vita il materiale umano con cui poi il cittadino può autonomamente giudicare.
La coscienza è un muscolo che va allenato.

