Le prime pagine di buona parte dei quotidiani nazionali e dei telegiornali sono ormai un florilegio di annunci del governo su iniziative politiche e legislative che spaziano dalle tasse alla sicurezza, dalla scuola all’ambiente: tutte sempre più preoccupanti per la loro natura demagogica e, insieme, regressiva e antidemocratica.
Basti pensare alle vicende di questi ultimi giorni, dalla cancellazione del bollo-auto ai decreti sulla scuola con il limite alla percentuale di presenza di studenti stranieri nelle classi e il divieto del burqa nelle scuole: ciascuno di questi annunci/provvedimenti merita sicuramente un’analisi critica specifica – che non mancheremo di proporre da queste pagine – ma quello che sconcerta è l’ assuefazione delle coscienze, una sorta di sonno della ragione, che impedisce di reagire con la dovuta indignazione a fronte di una deriva che mette a rischio istituzioni ed elementi fondamentali della nostra convivenza, della nostra coscienza costituzionale e persino della nostra umanità.
Come ha osservato giustamente Marco Damilano nell’editoriale del «Domani» del 22 settembre, nel contendersi la guida della destra la premier e il generale finiscono per assomigliarsi sempre di più: Diversi a parole, uguali nei fatti. A destra è nato il Melonacci recita il titolo.
Una situazione che non può e non deve lasciarci indifferenti, che richiede un risveglio della coscienza civile di ciascuno di noi, una capacità di far sentire la voce di tutti quei cittadini che sono cresciuti avendo come stelle polari la Costituzione e il Concilio Vaticano II e che non accettano un simile degrado.
Solo così sarà possibile unirsi alla voce di tutti quei giovani – e sono molti, credo – che non si rassegnano a un futuro di disuguaglianze, di ingiustizie, di egoismi generatori di guerra, di sfruttamento delle risorse naturali miope e distruttivo. Voci troppo spesso liquidate, anche dai soloni che scrivono sulle pagine dei giornali, come estremiste, radicali, incapaci di misurarsi con la realtà.
È ora di svegliarsi dal sonno, è ora di ritrovare le radici dell’impegno civile in un orizzonte alto e altro che solo può dare respiro a una politica oggi tutta ripiegata sull’individualismo e sui particolarismi nazionali.
Mentre ancora mi risuonavano nella mente gli annunci gridati e compiaciuti della premier-comiziante al raduno dei giovani di Fratelli d’Italia, mi è capitato di sfogliare il mensile della chiesa di Milano «Il Segno». È stato come ritrovare un universo di valori e di esperienze in stridente contrasto con quelle parole urlate e scomposte, come trovarsi di fronte al racconto di un altro mondo possibile, di un’alternativa umana prima che politica. Una prospettiva in cui i problemi e le difficoltà non vengono negate ma assunte in vista di una crescita condivisa, di una valorizzazione delle diversità, di un ampliamento dei diritti delle persone, di una cura della casa comune.
Come non reagire allora di fronte a una Presidente del Consiglio che, senza alcuna reale attenzione alle difficoltà dei bambini e dei ragazzi che frequentano le nostre scuole e alle fatiche degli insegnanti impegnati nell’integrazione dei nuovi italiani, lancia a una platea di giovani un messaggio palesemente in contrasto con spirito e lettera (art. 34) della Costituzione sulla scuola? Non a caso proprio a questo articolo ha fatto riferimento il presidente Mattarella il giorno dopo, inaugurando l’anno scolastico ad Amatrice a dieci anni dal terremoto.
Perché allora non attingere anche dall’esperienza e dalle riflessioni del nostro tessuto ecclesiale una rinnovata capacità di indignarsi e di reagire al degrado della politica? Perché proprio la capacità di indignarci sarà il punto di partenza imprescindibile per ritrovare la strada per restare umani.
(Foto di Liam Edwards su Unsplash)
Maria Grazia Tanara

