Quando risulterà luogo comune documentato che Israele ha trascinato Trump nella guerra contro l’Iran, e che Trump si è fatto trascinare in una guerra non voluta dagli americani anche per distrarre dal suo coinvolgimento nel caso Epstein; quando gli effetti sul mondo, e soprattutto in Europa e in Asia, porteranno a gravi conseguenze nel settore energetico e in quello alimentare per il blocco congiunto del petrolio e dei fertilizzanti nello stretto di Hormuz; quando i conseguenti effetti inflazionistici di grandi dimensioni colpiranno il tenore di vita di alcuni miliardi di persone mettendo in difficoltà di consenso regimi e governi; quando gli Stati Uniti di Trump e l’Israele di Netanyahu si troveranno in conflitto crescente perché Trump ha interesse a uscire dalla guerra di cui non sa trovare sbocco e per frenare il dissenso mentre Netanyahu sopravvive di guerra senza fine; quando Trump e Netanyahu precipiteranno in un abbraccio non più voluto in una sconfitta geopolitica a rappresentare un esito vergognoso del declino dell’occidente; quando Hamas potrà dire di aver avuto il successo di far fallire i “patti di Abramo”, che adesso Trump va in giro a elemosinare dopo averne favorito il fallimento, insieme con il fallimento del suo privatistico Board for peace; quando Israele in un’occupazione dopo l’altra di territori altrui si troverà nella vergogna di dover gestire l’oppressione di popoli, etnie e religioni sottomessi e ostili, allora Israele e con esso gli ebrei nel mondo si troveranno sotto accusa.
Appariranno davanti al mondo i più esagitati protagonisti di un fallimento e i responsabili dell’inflazione a scala globale, dell’avvelenamento militare di acque e suolo. Con l’inflazione, lo stereotipo dell’ebreo succhiatore del denaro altrui, come lo Shylock di Shakespeare, tornerà confermato dall’esperienza di miliardi di persone, e i crimini di massa perpetrati da Israele “in nome del popolo ebraico” avranno rafforzato lo stereotipo dell’ebreo vendicativo e odiatore del genere umano. Allora i governi d’Europa per la loro inerzia connivente, il governo degli Stati Uniti per la sua collaborazione, saranno tentati di assecondare l’opinione e i sentimenti dei loro elettori, cercando di spostare le proprie responsabilità su Israele e sugli ebrei. Come “capri espiatori”, questa volta non innocenti ma colpevoli. Ci sarà un’ondata di antisemitismo in cui il pregiudizio della tradizione si sarà incrociato con il giudizio sui fatti. A furia di accusare il mondo di antisemitismo per proteggersi, si sarà prodotta la reazione in un’accusa contraria: un’ondata di antisemitismo rispetto alla quale quella che si avverte adesso sarà stata poca cosa.
Gli ebrei cercheranno protezione, appellandosi come d’abitudine al tabù dell’antisemitismo, ma quel tabù si sarà dissolto, logorato dall’abuso, rovesciandosi in una resa dei conti.
Se la guerra in Iran e in Libano dura, sarà un sollievo elettorale, ma non decisivo, per Netanyahu e un insuccesso strategico per Trump. Si accentuerà l’attrito tra Trump che punta sull’uscire dalla guerra e Netanyahu che è interessato a che la guerra continui. Il disastro economico di energia, fertilizzanti e stagflazione che colpirà la vita di miliardi di persone produrrà difficoltà politiche molto forti in Europa e in America, soprattutto ai governi di destra, esplicitamente conniventi con Trump e con Netanyahu. Da destra, apparirà la tentazione di scaricare su Israele la colpa per coprire, di fronte all’opinione diffusa, le proprie responsabilità e impotenze di governo. Diventerà sempre più imbarazzante la reticenza sui crimini di Israele e l’appoggio a Israele, come ormai è un problema politico il legame con Trump. Con l’antisionismo di sinistra convergerà l’antisemitismo che crescerà enormemente nell’opinione di destra. L’antisemitismo, vero e presunto, che fino ad ora è servito a Netanyahu per giustificare le sue aggressioni come difesa “esistenziale” degli ebrei, sarà un grosso problema per gli ebrei nel mondo. Un disastro per Israele più isolato, faccia a faccia con la Turchia nella competizione per l’egemonia nel Vicino Oriente. Mentre Israele resterà avvolto dai suoi crimini avendo contribuito alla crisi degli organi internazionali di mediazione.
Che cosa avrà guadagnato Hamas? La non vittoria e il disastro morale di Israele a Gaza, la nuova evidenza della questione palestinese, il discredito di Israele, il discredito della “memoria ebraica”, strumentalizzata e deformata dalla destra ebraica e israeliana, la fermata degli “Accordi di Abramo”. Hamas avrà anche guadagnato dalla non-vittoria sull’Iran. Ma il fallimento della destra e dei sovranismi sarà evidente. Ci si dovrà lavorare.
Crediti foto: Floryabra, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

