Insieme a tutti i colleghi delle opposizioni, nello scorso mese di giugno mi sono dimesso con effetto immediato da componente della Commissione parlamentare per l’indirizzo e la vigilanza Rai.

Non è stata una decisione facile, per il rispetto che abbiamo per le istituzioni, ma questo strumento è stato l’extrema ratio di fronte al punto di non ritorno in cui si trovava da troppo tempo la commissione parlamentare.

La destra stava paralizzando da mesi e mesi la commissione, impedendole di lavorare.

Impedendo in questo modo qualunque dibattito sulla Rai, mentre il servizio pubblico è sempre più ostaggio dell’occupazione di Meloni, Salvini e Co.

La crisi della Rai è strutturale

Una gestione predatoria che negli ultimi tre anni ha aggravato enormemente una crisi dell’azienda che ha ormai un carattere strutturale, nell’incapacità di produrre contenuti innovativi e di competere sul terreno delle grandi media company.

La Rai è in picchiata di ascolti e di credibilità, ha allontanato da sé un pubblico che era amplissimo, ha completamente perso centralità, ruolo e missione ed è diventata solo terra di conquista e di propaganda. I programmi non allineati vengono chiusi, gli autori autonomi vengono allontanati. È stato imposto un sistema feroce fondato sulla fedeltà e sulla appartenenza ideologica. Le scelte professionali, editoriali e di palinsesto sono state compiute a discapito del merito, delle competenze e della storia professionale di uomini e donne della Rai. Sono stati cancellati programmi di richiamo per il pubblico senza alcuna spiegazione.

Sul piano parlamentare, la destra sta impedendo da mesi l’adozione del Media Freedom Act a tutela dell’indipendenza e del pluralismo dell’informazione. Un vuoto normativo che ha consentito l’occupazione dell’azienda con una gestione politica e “proprietaria”. Uno smantellamento sistematico della funzione pubblica della Rai accompagnato dalla volontà di cancellarne – anche simbolicamente – la storia, come nella vicenda della vendita degli immobili. 

In queste condizioni, l’unico modo per denunciare pubblicamente e con forza quanto sta avvenendo, sono state le nostre dimissioni.

Recepire il nuovo regolamento europeo sulla libertà nei media

La Rai deve tornare ad essere un grande bene pubblico, una TV di qualità, indipendente e credibile, in cui tutti possano riconoscersi. Abbiamo bisogno che l’informazione pubblica sia davvero un grande bene comune, perché la democrazia non può vivere senza libera opinione pubblica.

È questo anche il monito e l’esortazione più volte rilanciata dal presidente Sergio Mattarella.

Ancora la mattina del 30 luglio, parlando al Quirinale nel corso della cerimonia del Ventaglio, il presidente ha nuovamente scandito un richiamo alla necessità di recepire nel nostro Paese il Regolamento europeo sulla libertà dei media, entrato in vigore nell’agosto di un anno fa e rimasto volutamente e ostentatamente ignorato dalla maggioranza di destra.

È un provvedimento fondamentale, che riguarda l’autonomia editoriale, i contenuti delle grandi piattaforme digitali, il funzionamento indipendente dei media del servizio pubblico.

È un testo che limita lo strapotere dell’esecutivo nei confronti dell’informazione e così facendo rinsalda i fondamenti della nostra democrazia e del nostro stato di diritto quali sono appunto il pluralismo, l’autonomia, l’indipendenza del servizio pubblico.

Da qui il richiamo del presidente Mattarella allo stallo della Commissione parlamentare di vigilanza Rai, azzerata nelle scorse settimane dalle dimissioni in blocco di tutti i suoi membri – prima noi delle opposizioni, poi quelli della maggioranza.

“È auspicabile che, nell’attesa, si ponga finalmente riparo alla paralisi del sistema radio tv pubblico determinato dal blocco nel funzionamento della Commissione parlamentare, la cui denominazione ne esprime l’importanza per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi”.

Queste le parole del Presidente.

La battaglia per il recepimento dell’European Media Freedom Act sarà un punto decisivo dei prossimi mesi. Così come la discussione sui disegni di legge che riguardano la governance e il finanziamento della Rai. Una riforma che non può ridursi a un’operazione cosmetica, ma deve rafforzare realmente l’indipendenza della Rai e garantire la sua autonomia editoriale.

L’Italia non può arrivare ai prossimi appuntamenti elettorali con un servizio pubblico esposto al controllo politico. L’European Media Freedom Act serve esattamente a impedirlo e deve essere applicato fino in fondo.

La Rai non appartiene al Governo né a una maggioranza parlamentare. È servizio pubblico, patrimonio democratico del Paese e diritto dei cittadini a un’informazione libera, pluralista e indipendente. Serve una riforma vera, in linea con il Media Freedom Act, che liberi la Rai e la renda indipendente e autonoma.

Crediti foto: Mariano Laurenti, Public domain, via Wikimedia Commons