L’8 settembre 1943, l’Italia fu scossa dalle fondamenta, con il crollo dello Stato. L’8 settembre 2026 il risultato elettorale dell’Afd in Sassonia fa parlare il cancelliere democristiano Merz di scossa dalle fondamenta: espressione che può riassumere lo stato d’animo dei principali partiti democratici e governi democratici europei. Così anche in Italia.
A questo punto ho deciso che è ora di smettere di autocensurarsi per non passare per filo-putiniani ed essere subito etichettati come “utili idioti”. È la solita manovra retorica per zittire ed emarginare e finora ha funzionato: purtroppo anche a sinistra. Chi è pacifista, chi è per il disarmo e contro il riarmo è ovviamente un filo-putiniano e perciò un utile idiota: che stia zitto!
Ebbene sì, lo confesso: sono un pacifista disarmato e disarmante. Ma i riarmanti furbi che fine stanno facendo fare all’Europa? La stanno consegnando all’ultradestra. E quando l’ultradestra dilagherà si inchineranno al volere democratico del popolo. A me pare che gli utili idioti siano loro. O no?
L’ultradestra in Sassonia (ma è da vedere anche il meno considerato caso della Romania) ha avuto un’autostrada spianata davanti, schierandosi contro la guerra in Ucraina e a favore di una ripresa delle relazioni con la Russia e dei rifornimenti di gas russo.
Ma queste non sono, nella loro essenza, due rivendicazioni di destra: e il fatto che piacciano a Putin e possano contingentemente favorirlo, non significa che siano in sé filo-putiniane. Se i democratici riarmanti le lasciano all’ultradestra, contribuiscono al suo successo: e questo sì favorirebbe non solo la Russia, ma l’affermazione continentale dell’ideologia nazionalista di tipo putiniano. Chi sono, dunque, i reali utili idioti?
Ma quale può essere, allora, la via d’uscita? Assumere, in una visione democratica e di sinistra, questi due obiettivi: la fine della guerra russo-ucraina e la rinascita di relazioni economiche con la Russia, superando le sanzioni e aprendo la via anche alla ripresa di rifornimenti di gas russo. Lo dico anche per il ‘campo largo’ della sinistra italiana che non ha una credibile unità di programma in politica estera e rischia di dare sia spazio a Vannacci sia vantaggi per una nuova vittoria di Meloni & Co.
Voglio provare a ipotizzare un’idea di programma di centro-sinistra su questo punto essenziale. Ci vogliono sia un orizzonte ideale di medio-lungo periodo (che dia una vera speranza) sia un orientamento concreto e realistico (che si possa assumere responsabilità complesse).
L’orizzonte ideale di medio-lungo periodo, che apre orizzonti storici di speranza, è quello di un’eliminazione totale della guerra e degli armamenti, attraverso un rilancio dell’Onu e degli organismi internazionali, in un quadro multilaterale di sostegno economico alle aree più sofferenti e senza domini imperialistici. Vorrei dirlo con le parole dei primi due dei dodici punti della proposta della Cina (del febbraio 2023) per mettere fine al conflitto in Ucraina: “1) Rispettare la sovranità di tutti i Paesi. Il diritto internazionale universalmente riconosciuto, compresi gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite, deve essere rigorosamente osservato. La sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale di tutti i Paesi devono essere efficacemente sostenute. Tutti i Paesi, grandi o piccoli, forti o deboli, ricchi o poveri, sono membri uguali della comunità internazionale. Tutte le parti dovrebbero sostenere congiuntamente le norme fondamentali che regolano le relazioni internazionali e difendere l’equità e la giustizia. Dovrebbe essere promossa un’applicazione paritaria e uniforme del diritto internazionale, mentre i doppi standard devono essere respinti; 2) Abbandonare la mentalità della guerra fredda. La sicurezza di un Paese non dovrebbe essere perseguita a spese di altri. La sicurezza di una regione non dovrebbe essere raggiunta rafforzando o espandendo i blocchi militari. I legittimi interessi e preoccupazioni di sicurezza di tutti i Paesi devono essere presi sul serio e affrontati adeguatamente. Non esiste una soluzione semplice a un problema complesso. Tutte le parti dovrebbero, seguendo la visione di una sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile e tenendo presente la pace e la stabilità a lungo termine del mondo, contribuire a creare un’architettura di sicurezza europea equilibrata, efficace e sostenibile. Tutte le parti dovrebbero opporsi al perseguimento della propria sicurezza a scapito della sicurezza altrui, prevenire il confronto tra blocchi e lavorare insieme per la pace e la stabilità nel continente eurasiatico”.
Questo vuol dire che l’Europa non deve pensarsi all’interno di una Piattaforma Imperiale Occidentale (che peraltro Trump ha fatto saltare: alla faccia degli occidentalisti riarmanti della destra nostrana) che vuole inglobare l’Ucraina, ma all’interno dell’Onu e per la difesa dei principi della Carta dell’Onu. Insomma, una visione democratica di ordine mondiale come Nazioni Unite, non una visione gerarchica come scontro tra Piattaforme Imperiali per l’egemonia (visione, quest’ultima, intrinsecamente fascista).
Sul piano politico contingente, in un orientamento realistico e responsabile, la prospettiva è quella di rifiutare il riarmo (ma non un aggiornamento comune e unitario dei sistemi di difesa europei) e cercare di diplomatizzare tutte le crisi e i conflitti. Nel caso della guerra russo-ucraina, ricercare, insieme alla Cina (la cui proposta del 2023, alla quale ho già fatto cenno, è stata dissennatamente snobbata), di mediare con realismo, ammettendo l’autodeterminazione dei territori russofoni (e quindi anche la possibilità o di uno Stato autonomo o, perfino, di una loro annessione alla Russia). Ovviamente non può essere predeterminato a tavolino e dall’esterno un programma dettagliato di pace. Ma è importante indicare l’indirizzo profondo che si vuole seguire e che dev’essere quello di unire e non dividere, di creare ponti e non muri, di dialogare e non spararsi.
Più in profondità mi pare utile ricordare, sul piano dell’azione culturale ed educativa, sia che la civiltà europea va dall’Atlantico agli Urali e che la cultura russa fa parte del patrimonio unico europeo sia che i legami dell’Europa con la cultura nord-americana sono profondi e secolari e non devono essere spezzati.
Le posizioni democratiche di sinistra devono – su questi chiari presupposti di pace e di attivo impegno per superare le guerre – contrastare le ideologie autoritarie e di ultradestra siano esse le ideologie clerico-nazionaliste slavofile (come quella di Putin ma anche come quella di Zelensky) o il trumpismo. Alla fine, le ultradestre parlano propagandisticamente di pace ma producono guerre, perché sono fondate sull’odio dell’altro.
E tuttavia, se le sinistre democratiche non dismettono le retoriche riarmiste e non presentano programmi, volontà e parole di pace non saranno credibili e – con un idiotismo al quadrato (perché sia perdente sia autonegatore) – consegneranno il successo alle ultradestre.
Per una drammatica rovina dell’Europa.
Perché questa è la posta in gioco.
Crediti foto di Alessandro Armignacco su Unsplash

