Sul merito del quesito referendario siamo abbondantemente edotti. Conosciamo le motivazioni degli opposti fronti. Pur al netto delle tecnicalità non alla portata di tutti, una idea ce la siamo fatta.
Le acquisizioni dal dibattito in corso
La discussione, a dispetto di certa retorica, non è stata inutile. Due soli esempi. Primo: abbiamo inteso che il cuore della questione non sta nella divisione delle carriere dei magistrati – essa è più il titolo che non la sostanza della disputa – ma nello sdoppiamento del Csm e nell’istituzione dell’Alta corte disciplinare, nonché nello strumento del sorteggio.
Secondo: anche sulla controversa questione del rapporto tra indipendenza/autonomia della magistratura e governo si è fatta una certa chiarezza. Non che di per sé, da sé sola, dalla riforma Nordio scaturisca la sottomissione all’esecutivo. Ciò che più esattamente divide è se, a seguire, si mettano in moto dinamiche che cambino sostanzialmente gli equilibri tra due dei tre poteri dello Stato, governo e magistratura (della vistosa, innegabile mortificazione del legislativo, ovvero del parlamento, non ci occupiamo qui). Perché, si converrà, il principio dell’autonomia dell’ordine giudiziario (a parole proclamato anche nei regimi autoritari) non basta enunciarlo, lo si deve implementare e praticare. Del resto, quando i sostenitori della riforma non indulgono alla propaganda, parlano più semplicemente e precisamente di una “esigenza di riequilibrio”. Il che è già significativo.
Del resto, anni fa, Augusto Barbera, oggi forse il più autorevole esponente della “sinistra per il sì”, così si esprimeva: “nel merito trovo non del tutto infondate le opinioni di chi teme che la separazione delle carriere possa portare a un corpo ulteriormente separato e quindi, in prospettiva, temo che, come rimedio a tale separatezza, si arrivi al progressivo crescere di spinte per il controllo governativo del pubblico ministero”. Parole dalle quali si possono ricavare due conclusioni. La prima: che le preoccupazioni che coltivano i fautori del no non sono peregrine. La seconda: che si devono considerare anche gli elementi di contesto, quelli che potrebbero attivare dinamiche degenerative negli equilibri tra i poteri cui fa cenno lo stesso Barbera. Al riguardo, segnalo l’impressionante, sistematica reazione polemica dei governanti alle pronunce della magistratura un po’ su tutto: immigrati, centri in Albania, ponte di Messina, caso Almasi, Rogoredo, Garlasco, algerino non espulso, famiglia nel bosco, manifestanti violenti… In tale profluvio di polemiche è difficile non intendere l’asserito “riequilibrio” (un eufemismo) come regolamento dei conti.
Un contesto di scelte allarmanti
Così pure merita rilevare la schizofrenia della politica della giustizia praticata dall’esecutivo: da un lato il panpenalismo, le decine e decine di nuovi reati e di nuove aggravanti, dall’altro l’approccio lasco verso le fattispecie che attengono ai “colletti bianchi”, dall’abolizione del falso in bilancio al depotenziamento del traffico di influenze. Una schizofrenia che accredita una concezione classista della giustizia incline a un doppio standard.
Ancora: il malcelato fastidio per le istituzioni terze di garanzia e il controllo di legalità. Interne e comunitarie. La recente riforma della Corte dei conti, vedi caso reduce da rilievi sul ponte sullo stretto, è solo l’ultima riprova. Per altro – sempre in tema di una contestualizzazione che dilata il suo orizzonte – nel solco di un trend riscontrabile in varie parti del mondo, dagli Usa a Israele, dalla Ungheria alla Polonia.
Infine, il riferimento è al contesto più specifico delle riforme in cantiere che attengono all’architettura e agli equilibri costituzionali. Sotto due profili. Il primo concerne il metodo di revisione unilaterale, forzoso, condotto a colpi di contingente maggioranza di governo. Come nel caso della riforma in oggetto. Domando, specie ai “sinistri per il sì”: è saggio avallarlo cooperando, come essi si mostrano disponibili a fare? Il secondo riguarda il “pacchetto”. Come ignorare che siamo solo al primo step di una triade che – esplicitamente, dichiaratamente – si compie e si suggella nella “madre” delle tre riforme ovvero il premierato? Quella, se le parole (“madre”) hanno un senso, che meglio esprime la visione della Costituzione in capo al governo e che, essa indiscutibilmente, intacca principi ed equilibri di quella vigente. Tre riforme (va aggiunta l’autonomia differenziata), come è noto, figlie di un baratto politico tra i tre partiti di governo (Fdi, Fi, Lega) che, incidentalmente, sono tutti estranei alle forze e alle culture che storicamente partorirono la Costituzione. Come non bastasse, alle suddette riforme si è accompagnato il deposito di una legge elettorale di dubbia costituzionalità della quale è chiaro un doppio segno: palesemente concepita per convenienza di parte e per produrre artificiosamente maggioranze schiaccianti. Legge che prelude al premierato o, qualora non riuscissero a vararlo, sortisca il medesimo risultato di conferire un esorbitante potere al capo investito plebiscitariamente.
E le leggi attuative?
Ai suddetti caveat si aggiunge quello delle leggi attuative a seguire su profili non di dettaglio della riforma. Penso alle concrete modalità del sorteggio e al bacino dei sorteggiandi, laici e togati. Nordio assicura che se ne discuterà in parlamento e con gli stessi magistrati. Come fidarsi dopo che ci si è negati anche solo a discutere una virgola di quella costituzionale? Dunque, concediamolo, quand’anche non sia già scritta la subordinazione della magistratura alla politica, ce n’è a sufficienza per ispirarsi a un principio di precauzione, per non affidarsi all’ignoto. Anche perché – concludo – le leggi attuative dovranno essere scritte entro dodici mesi. Plausibilmente dall’attuale maggioranza di governo.


preciso, argomentato, elegante, Monaco coglie i punti fondamentali e le conseguenze esiziali. Forse si può sottolineare di più che la eventuale vittoria del “sì” ringalluzzirebbe Meloni e Nordio e aprirebbe ancor più la strada al “premierato dei nostri stivali” e che le leggi attuative si preannunciano pericolose e peggiorative. Tout se tient.
Eppure della Cartabbia nessuno parla ! Tra le importanti novita’ di quella riforma la introduzione di norme sulla elezione del C SM orientâte a migliirarne rappresentqtntivita e ridurre il peso delle « correnti «
Con Nordio non vi sarà rappresentatuvita ( sorteggio ) e si corre il rischio che i 10 laici sorteggiati pet modo di dire diventino il correntone del Governo !
Una riforma costituzionale ad opera del governo! Inutile entrare nel merito.
Da Dossetti, Mortati ,Calamandrei ai costituenti di oggi…
O tempora o mores
Assolutamente d’accordo. Con questo metodo è del tutto legittimo sospettare quali potrebbero essere i futuri passi
Al di là di ogni commento se consideriamo gli uomini che hanno scritto la Costituzione e quelli che la vogliano cambiare il NO viene spontaneo.
DIFENDIAMO LA COSTITUZIONE ITALIANA NATA DALLA RESISTENZA AD UN REGIME IN CUI IL POTERE ESECUTIVO, LEGISLATIVO E GIUDIZIARIO ERANO NELLE MANI DEL DITTATORE. PALESE E SCIAGURATA STRATEGIA DI SCARDINARE LE BASI DELLA DEMOCRAZIA CON L’ASSERVIMENTO DEL POTERE ASSOLUTO AD UN UNICO CAPO
Concordo su quanto con precisione detto da Monaco sul ‘testo ed il contesto’. Aggiungerei un ‘e quanto la situazione evoca’, sia perché alcuni rinvii attuativi saranno presumibilmente gestiti da questo Governo, che non farà sconti (se non si é trovato il modo di qualche convergenza sul testo costituzionale figuriamoci se lo cercheranno su leggi ordinarie), sia perché alcuni testi già depositati di ulteriori modifiche costituzionali (Bartolozzi n.2710/2020) dice che .
Credo inoltre non sia da sottovalutare l’effetto di ‘declassamento’ del PdR rispetto alla Magistratura – uno dei tre poteri – attualmente espresso col suo presiedere il CSM unico (di cui ha recentemente usufruito, valutandone la necessità). Grazie e buon lavoro.
Concordo su quanto con precisione detto da Monaco sul ‘testo ed il contesto’. Aggiungerei un ‘e quanto la situazione evoca’, sia perché alcuni rinvii attuativi saranno presumibilmente gestiti da questo Governo, che non farà sconti (se non si é trovato il modo di qualche convergenza sul testo costituzionale figuriamoci se lo cercheranno su leggi ordinarie), sia perché alcuni testi già depositati di ulteriori modifiche costituzionali (Bartolozzi n.2710/2020) dice che .
Credo inoltre non sia da sottovalutare l’effetto di ‘declassamento’ del PdR rispetto alla Magistratura – uno dei tre poteri – attualmente espresso col suo presiedere il CSM unico (di cui ha recentemente usufruito, valutandone la necessità). Grazie e buon lavoro.
Scusate, ma nel commento precedente, a proposito di modiche già depositate in passato, il sistema mi ha tagliato la seguente frase a:
(Bartolozzi 2710/2020) dice che .
Grazie