L’uscita dalla Lega di Roberto Vannacci, generale in congedo, europarlamentare, nonché vicesegretario nazionale del partito, è avvenuta con un annuncio pubblico il 3 febbraio scorso, alle 16, in concomitanza con il Consiglio Federale convocato da Matteo Salvini. Era in verità una scelta attesa da tempo.

Dopo la sua elezione nel giugno 2024 al Parlamento europeo, con oltre 555mila preferenze, un successo considerevole che aveva non poco aiutato la tenuta elettorale della Lega (8,97%), portando più di un quarto del totale dei voti, Vannacci era stato, prima, eletto vicesegretario del gruppo Patrioti per l’Europa, quindi, nel maggio 2025, nominato vicesegretario nazionale del partito. Una scalata che aveva suscitato diffusi malumori soprattutto da parte della componente degli amministratori leghisti, da Luca Zaia ad Attilio Fontana. Un anno e mezzo di convivenza difficile, dovuta più che alle posizioni al protagonismo del generale, in particolare al suo muoversi in assoluta indipendenza con anche la creazione di una personale struttura parallela mascherata da associazione culturale.

Il “fenomeno” Vannacci era esploso nell’agosto 2023 con l’uscita a sua firma del libro Il mondo al contrario, un caso editoriale con in pochi mesi la vendita di più di un milione di copie. Una summa di pensieri e anatemi, in particolare contro il multiculturalismo e le libertà sessuali, che aveva entusiasmato lo schieramento di destra in tutte le sue articolazioni. Il quotidiano «La Verità» ne aveva anticipato nello stesso mese ampi stralci favorendone il successo. Da qui i tentativi di accaparrarsi la sua figura, con i Fratelli d’Italia e la Lega a gara per corteggiarlo, questi ultimi alla fine vincenti.

Tra Marinetti e Junio Valerio Borghese

La creatura di Roberto Vannacci, Futuro nazionale, simbolo un tricolore su una specie di ala su sfondo blu (già contestato perché troppo simile a quello di Nazione futura di Francesco Giubilei), va a collocarsi senza alcun infingimento nel campo delle destre radicali, con riferimenti nostalgici che spaziano da Gabriele D’Annunzio a Filippo Tommaso Marinetti, per finire al golpista Junio Valerio Borghese, il comandante della Decima Mas, quest’ultima definita un «glorioso reparto della regia Marina» assunta a elemento non secondario di identità.

Nello statuto reso pubblico di Futuro Nazionale, i «valori fondamentali e non negoziabili», enfaticamente riportati,  dicono dell’identità del nuovo soggetto politico, dalla difesa «a spada tratta delle radici dell’Italia e del popolo italiano» alla stretta sui diritti di cittadinanza, «elemento imprescindibile di appartenenza» che non si «regala», dalla «difesa della famiglia naturale formata da un uomo e da una donna» a quello «della vita dal concepimento alla morte naturale», fino alla «lotta coraggiosa ai progetti di creazione del nuovo senso comune costruiti su ideologia gender, ideologia woke, cancel culture, immigrazionismo». Un impianto tutt’altro che originale simile a quello di molte altre formazioni neofasciste, con l’immediata, non a caso, adesione di personaggi prossimi a quel mondo, da Mario Borghezio (marginalizzato dalla Lega) al “Barone nero” Roberto Jonghi Lavarini, per anni animatore dell’estrema destra milanese.

A ulteriore conferma la scelta di aderire al gruppo degli ultranazionalisti di Europa delle nazioni sovrane (Esn), nato su iniziativa di Alternative für Deutschland con l’aggiunta di piccole formazioni xenofobe e razziste, tra le altre quella dei francesi di Reconquète.  

Un corpo estraneo?

Nelle dichiarazioni di esponenti leghisti a commento della dipartita dell’ex generale, tratto comune è stata la sottolineatura che «questo matrimonio non bisognava nemmeno fare», dato che Vannacci rappresentava «valori con cui non abbiamo nulla a che spartire» (Attilio Fontana su «La Verità», 2 marzo 2026). Nulla di più lontano dal vero. Basterebbe ricordare come sia stata proprio la Lega a consentire lo svolgimento, il 17 maggio dello scorso anno, a Gallarate (reperendo anche il teatro) del meeting europeo dei filonazisti radunatisi per il cosiddetto “Remigration Summit”, ma anche le stesse esternazioni del segretario nazionale Matteo Salvini in favore di «una piazza per la remigrazione» per il prossimo 18 aprile a Milano con la partecipazione degli aderenti al gruppo dei Patrioti («Ansa», 25 gennaio 2026), oltre che del sottosegretario al Viminale Nicola Molteni: «Va fatto tutto quello che serve per allontanare chi è pericoloso e non ha titolo per stare qui. La remigrazione è una declinazione di questa strategia» («Ansa», 12 gennaio 2026). Andrebbe pure rammentata la prenotazione da parte di un deputato leghista (Domenico Furgiuele), il 30 gennaio, di una sala alla Camera per la conferenza stampa di CasaPound, Rete dei Patrioti e Veneto Fronte Skinheads, per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare per la “remigrazione”, ovvero la deportazione dall’Italia di milioni di immigrati, e non ultima, la partecipazione il 28 febbraio della vicesegretaria nazionale Silvia Sardone a un’iniziativa promossa dai neofascisti di Lealtà Azione. Vicesegretaria che il 21 settembre scorso, all’ultimo raduno di Pontida, tra gli applausi, si schierò per la “remigrazione”, lo stesso progetto di Roberto Vannacci in procinto di editare un suo nuovo libro proprio sull’argomento.

Con il centrodestra?

Futuro nazionale nei sondaggi di fine febbraio è stata data oltre il 3% (3.6% da Ipsos-Doxa), mentre punta a darsi una struttura organizzativa con tanto di tesseramento. Difficile al momento prevedere con che risultati. Evidente comunque il tentativo di privilegiare l’interlocuzione con il centrodestra, votando in gennaio, pur distinguendosi, la fiducia al governo con la propria piccola pattuglia di deputati, due ex leghisti ed Emanuele Pozzolo, lo “sparatore di Capodanno”, espulso dai Fratelli d’Italia. Da qui una probabile partita in proprio, a destra della destra (su sicurezza, immigrazione e politica estera più sovranista e meno succuba di Trump), senza virare verso la frastagliata area del neofascismo, da CasaPound, che tenta di rilanciarsi autonomamente, a Forza nuova, in crisi dopo aver subito la scissione della Rete dei Patrioti (maggio 2020), chiuso diverse sezioni territoriali, spostato la sua sede nazionale a Verona, in attesa delle conclusioni del processo d’appello per l’assalto alla sede nazionale della Cgil (9 ottobre 2021), con il suo segretario nazionale, Roberto Fiore, condannato in primo grado a otto anni e mezzo.

Dal canto suo il centrodestra dovrà valutare che relazioni intrattenere, memore di quanto accadde nelle elezioni anticipate dell’aprile 1996, quando le liste del Movimento sociale- Fiamma Tricolore di Pino Rauti con pochi voti nei collegi uninominali (Camera e Senato) fecero perdere a Forza Italia-Alleanza nazionale-Ccd, allora alleati, decine di seggi. Elezioni dalle quali uscì il governo di Romano Prodi.

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  • Storico e saggista, coordinatore dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre.